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LA MIA VITA È UN FILM

Ricordi che hanno lasciato in me molta tristezza, ricordi amari. Tutti avevano un padre, io no! Ci si adattava e alla grande. Mia madre, è conosciuta in paese, apprezzata per come lavora, precisa e rispettata. La gente passa a farci visita, chiedendo come stiamo, se ci occorre qualcosa. Lei premurosa ringrazia, si raccomanda, non abbiamo bisogno di niente. Quello che si chiede al Signore è la salute, che è la cosa più bella.

Del mio vissuto non mi sfugge niente, posso raccontarlo. Tante volte ci rechiamo a far visita agli amici più stretti; si passa qualche ora a raccontarsi. Fuori il vento infuria, dentro si sta bene al caldo del camino. Il fuoco divora grossi legni, ogni tanto qualche scoppio. Ci tiriamo indietro, per non rischiare di bruciarci. Un nostro detto: «Quando il fuoco scoppietta, di sicuro qualcuno osa criticarti alle spalle». Si ascolta ogni diceria, fin quasi a crederci. Quelle serate vicino al camino si usa raccontare qualche storiella e a volte si inventa, si racconta qualcuna esistente e specialmente d’inverno andava di moda.

La storia bella è quella di Grottasantola.

Si vocifera di portare con te, un’anima innocente, in poche parole un bambino di un anno. Ti presenti a mezzanotte in punto davanti alla grotta e se conosci le parole puoi accedere. Appare ai tuoi occhi… tutto luccicante e scintillante, oro, diamanti e monete. Ma devi prestare attenzione, la porta da un momento all’altro, si chiude e resti dentro. Come racconto ti mette ansia e paura. La tentazione a curiosare, non più di quel tanto. La località Grottasantola esiste, del racconto, solamente dicerie cui ognuno aggiunge qualcosa di suo. Vivere nel dubbio, se veramente è esistito. Raccontano di un pastore che ha perso tante pecore. Qualcuno rincasando a notte fonda, trovandosi a passare nei paraggi, vide la grotta aperta, con i tesori esposti. A tutto questo, non ho mai creduto. Ho avuto occasione, di spostarmi alle dieci di sera da solo, ma non mi è mai successo niente.

Tutto ha un seguito, dei miei ricordi, cerco di cogliere la sensazione della vita vera, non soltanto descriverla o criticarla, ma di renderla viva. Ricordo che durante la mietitura, per il troppo lavoro, si restava in campagna a dormire. Poi ci si alzava presto al mattino e si mieteva il grano. Quello che fai al mattino, non lo fai il pomeriggio. Al mattino sei riposato, rigenerato. La giornata è lunga, dalle sei di mattino alle otto di sera, ben dieci ore di lavoro con la schiena chinata sotto il sole.

«Come si dorme in aperta campagna!».

Mia madre improvvisa una tenda. Prende covoni di grano, fa un enorme cerchio, altezza due metri, coprendo con un tendone resistente all’umidità e alla pioggia. A terra coperte e il cuscino… un covone di grano. Tutto appare magico, nella notte di luna piena. Il nervoso, l’ansia, difficile addormentarsi. Nella notte canti di strani animali, un via vai di lucciole. Poco lontano, lo scampanellio di qualche pecora, l’abbaiare del cane, avverte il contadino dell’avvicinarsi di una volpe al pollaio. Aizza i cani contro la volpe, oppure spara, in aria qualche colpo di fucile.

Non serve a niente, al mattino si presenta ai suoi occhi la strage di galline, la volpe gli ha fatto un altro regalo. Si resta, sovente in campagna a dormire, al mattino svegliato dal scampanellio di pecore, dell’abbaiare del cane che insegue il gregge. Il pastore racconta la sua, ha ragione, la volpe glie l’ha fatta sotto il naso. Le sue attenzioni servono poco, che destino crudele. Mi incontro con il pastore, poveraccio si sfoga raccontandomi per filo e per segno delle sue avventure. Il cane accovacciato ai nostri piedi, ascolta in silenzio. Ghigna, abbaia verso il greggio. Il pastore poi dice: «Sarà meglio che vado, prima che la volpe mi faccia un altro regalo».

La volpe è l’incubo del pastore, un nemico invisibile.

Gli dico: «Amico non puoi farci niente, è la legge della natura, il grande mangia il piccolo, è stato sempre cosi, non puoi cambiare le regole». Il pastore però non accetta che una bestia furba, cattiva, mandi in fumo i suoi progetti.

«Un bel giorno gliela faccio pagare!»

«Hai ragione amico, ti capisco», ma in realtà penso che la sua vendetta sia lontana, che gli convenga rinunciare. Non ha senso insistere sul’argomento, però, sembra quasi che io sia contro di lui. In quella zona avevamo diversi appezzamenti di terreni. Mia madre gran parte dei giorni li trascorre a coltivare la terra. Resta a casa soltanto il lunedì per il bucato, per preparare il pane e fare acquisti al mercato. La domenica non esiste. Avendo un asino, si è costretti a ogni costo a portarlo fuori al pascolo. Inizio la quinta elementare, altri problemi si presentano. Indeciso se seguire gli studi, oppure recarmi a lavoro, considerando che a casa i soldi non bastano. Discuto spesso del mio avvenire con la mamma. Lei mi consiglia di proseguire gli studi. Metto da parte l’argomento.

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