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VENDESI CASA IN CAMPANIA

Esterno della casa, pian terreno e primo piano

Vendesi casa In Campania a Lacedonia (AV)  6,5 locali, metri quadri 72. Posizione soleggiata tutto il giorno zona tranquilla, con terreno davanti e dietro circa 40 metri quadri. Al primo piano, tre stanze, atrio, cucina e servizi. A piano terra una stanza, con servizi più doccia. Cantina e ripostiglio. Garage per due posti macchina. Riscaldamento autonomo a Gas. Eventualmente si affitta con diritto d’acquisto contratto per 5 anni. Vendo a euro 45.000 non trattabile. Costruzione del 2000. Interessati telefonare 0041.91.972.77.07. e-mail mbortone83@gmail.com

Giardino retro della casa

Giardino retro della casa

Porta entrata primo piano

Atrio entrata primo piano

Piccolo giardino davanti entrata pian terreno
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TRANSUMANZA PATRIMONIO UNESCO, LA RAI A LACEDONIA PER IL RACCONTO DEL MITO

Dalle 9.30 agricoltori, imprenditori e gente comune si ritrova nella piazza principale per partecipare al reportage del servizio pubblico. Il promotore dell’evento, il sindaco Di Conza: “Su una tradizione millenaria, la valorizzazione del territorio”

Di Elisa Forte

La Rai a Lacedonia stamane per accendere i riflettori sulla Transumanza patrimonio Unesco. Candidata dal’Alta Irpinia al riconoscimento più ambito, patrimonio dell’umanità, la transumanza ottiene l’attenzione dei media nazionali e internazionali in particolare a Lacedonia, individuato come un crocevia storico di questa tradizione. La migrazione stagionale del bestiame alla ricerca del cibo identifica un tratto saliente della storia ultra millenaria europea che passa proprio di qui. Il Comune di Lacedonia apre le porte alle telecamere di Rai Tre per documentare e illustrare uno scorcio di questa cultura, che ancora oggi contraddistingue questi luoghi. A tale proposito sono state invitate tutte le aziende agricole e la cittadinanza a ritrovarsi nella piazza principale, per partecipare al’evento e rendersi protagonisti.

Antonio Di Conza Sindaco di Lacedonia

A circa un mese dal pronunciamento del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco a Bogotà, l’amministrazione comunale di Lacedonia guidata da Antonio Di Conza celebra l’opportunità di veder riconosciuto il territorio e la sua tradizione di fronte al mondo. La Transumanza Patrimonio Unesco è il primo passo verso lo sviluppo di una politica di valorizzazione del territorio, nel dialogo a maglie strette non solo con i Comuni irpini interessati dal regio tratturo, ma un coinvolgimento ben più ampio, dall’Abruzzo al Tavoliere delle Puglie. “Si tratta di un’occasione unica per Lacedonia, ma lo è innanzitutto per l’Italia e per la Campania, di cui siamo l’unico Comune che ha ottenuto il riconoscimento, grazie alla presenza per percorso solcato dal regio tratturo” ha spiegato il sindaco Di Conza. Si rafforza il patrimonio universale italiano e campano in particolare, che registra la decima “bandierina” e scala la classifica nazionale come prima regione d’Italia per siti ed elementi iscritti nelle liste dei patrimoni culturali materiali e immateriali. La Transumanza patrimonio Unesco si aggiunge dunque alla lista e si posiziona dopo la Dieta Mediterranea, l’Arte dei Pizzaiuoli Napoletani, le Macchine a spalla di Nola, il Centro storico di Napoli, la Reggia di Caserta, il complesso monumentale di Santa Sofia a Benevento, Pompei ed Ercolano, la Costiera Amalfitana, il Parco Nazionale del Cilento.

IL LOGO UNESCO

“Noi avevamo i requisiti, ma intendiamo condividere questo risultato con tutti i comuni, per investire sulla progettualità, il turismo e la sensibilizzazione della popolazione al valore dell’etnografia e dell’antropologia, di cui siamo custodi. Il nostro patrimonio rurale è la nostra ricchezza, e su questo possiamo costruire decine e decine di percorsi, a partire dal recupero delle sorgenti. Gli spostamenti del bestiame e la definizione delle rotte erano dettate anche dalla possibilità di abbeveraggio e Lacedonia ha tante sorgenti da recuperare” continua Di Conza. “Vogliamo costruire un brand di prodotti tipici a marchio Unesco e mettere in piedi tantissime iniziative”. IN PRIMAVERA SARÀ GIRATO UN DOCUMENTARIO SUL TRATTURO. La prima rete menzionata dal sindaco di Lacedonia è stata “Borghi in rete” con Zungoli capofila, con cui intende collaborare per costruire un’ampia mappa progettuale. “Illustreremo alle telecamere della Rai un assaggio del nostro patrimonio, con esposizione di prodotti tipici e una breve illustrazione di quello che vorremmo fare, ma ci siamo riservati di girare un documentario in primavera per entrare nel dettaglio. Il riconoscimento della transumanza è dell’Italia e del mondo, e partendo da Lacedonia abbiamo la possibilità di migliorare e rendere ancora più attraente la nostra regione” conclude. L’antica pratica della pastorizia diventa l’emblema della storia delle migrazioni e dell’umanità in generale: come il bestiame viene trasferito lungo le rotte migratorie del Mediterraneo e nelle Alpi per sostentarsi e per garantirsi una sopravvivenza, così l’uomo si è spostato nel tempo, inseguendo la possibilità di sfamarsi. A Lacedonia, come in altre località, la transumanza si è sviluppata lungo le vie dei tratturi, che testimoniano ancora oggi un rapporto equilibrato tra uomo e natura e un uso sostenibile delle risorse naturali. L’antico tratturo di Lacedonia viene utilizzato ancora oggi per la migrazione del bestiame al cambio delle stagioni, e più di ogni altro sito candidato, è in grado di fornire una testimonianza diretta su una pratica preistorica, le cui radici si mostrano tutt’ora salde.

Foto Rosanna Pagliuca I FISARMONICISTI DEL DOMANI, BIMBI CHE INTRATTENGONO IL PUBBLICO
Foto Rosanna Pagliuca PRODOTTI LOCALI

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"SCENDE LA NEVE, IL FUOCO SALE, RISCALDA GLI ANIMI LA MAGIA DI NATALE"

( Luigi Salzarulo – rime – Lioni,falo’ dell’Immacolata 🙏🌹❤️ )

il Natale a casa mia iniziava in anticipo,ed esattamente il giorno 8(otto) di dicembre, poiche’ in questa data ricorreva contemporaneamente, l’onomastico di mia madre ed il compleanno di mio padre.Bellissimi ricordi, poi di sera si usciva e si scappava a guardare con il naso schiacciato le vetrine del corso piene di pastorelli,palline natalizie e filamenti colorati.La piazzetta principale con il suo grande albero di Natale(foto introvabile) accendeva le sue luci il giorno otto di dicembre. Un pino naturale piu’ alto della Chiesa Madre che veniva interrato togliendo le grandi pietre di lava vulcanica (“vasoli” ) che arredavano il corso.Nel raggio di 300 metri erano ubicati i tre negozi piu’ importanti del paese : Gemi’ L’Americano,Alifano e Fusco. Guardare le loro vetrine nel periodo natalizio era un vero spettacolo quasi come andare a teatro.Purtroppo,aime’,oggi’ questi tre negozi non esistono piu’.Questo la dice lunga e mette una gran tristezza vedere oggi il corso desolato mentre una volta era il cuore pulsante del paese,sempre pieno di gente a qualsiasi ora e soprattutto di sera per l’abituale passeggiata. La serata si concludeva con l’immancabile giro dei falo’ accesi nei diversi quartieri del paese in devozione della Madonna Immacolata Concezione. Concetta ed Antonio,mio padre e mia madre. A me piace ricordarli cosi’, nella loro gioventu’, per dare eternita’ al tempo e valore alla loro vita intrisa di onesta’, umilta’, sacrificio e rispetto per gli altri.il pensiero quotidiano e’ la nostra forza per vivere,la breve storia appena raccontata, purtroppo,e’ di altri tempi che non torneranno piu’…. Fraterni saluti, Luigi Salzarulo.

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ADDIO AMICO… RIPOSA IN PACE, “SUONERAI E CANTERAI CON GLI ANGELI.”

Foto ADNKRONOS.COM
Alfredo Antonio Carlo Buongusto, in arte Fred Bongusto… nasce a Campobasso 6 aprile 1935, cantante e compositore italiano. Voce calda, sensuale… emerge negli anni sessanta e settanta. Cantante confidenziale, il successo discografico che lo lega all’amicizia Chigo Agosti, che gli scrive e compone il brano… “Bella vellissima”, un 45 giri che incide nel 1962, lato B, brano “Doce doce”, che divenne il suo trampolino di lancio. Nell’anno 1964 “Una rotonda sul mare” viene considerato il suo grande successo. Altri suoi brani noti: Malaga, Spaghetti a Detroit, Amore fermati, Doce doce, Frida, Tre settimane da raccontare, La mia estate con te. Negli anni settanta, autore di colonne sonore di film, genere delle commedia all’italiana. Ha preso parte come attore film: “Obbiettivo ragazze 1961, Peccato veniale 1974” Ha trascorso gran parte del suo tempo ad Ischia, l’isola che ha amata e ha stabilito il suo buon ritiro. Il borgo marinaro di Sant’Angelo, dove l’ho ha ispirato e composto le sue canzoni più belle. Bongusto oltre al canto… giovanissimo ha giocato al calcio, mostrando buone qualità, il suo sport preferito successivamente il tennis. Disciplina che si è fatto apprezzare, raggiungendo un buon livello agonistico. Passione per l’antiquariato, nel tempo libero leggeva fumetti Tex Willer. Il 18 marzo 2005 il Presidente del Consiglio l’ho premia con targa d’argento per i suoi 50 anni di carriera. Il 2 giugno 2006 la nomina di commendatore. Bongusto è vittima di un fatto di cronaca… in sua assenza due terroristi armati in sua assenza, si introducono nella sua abitazione spacciandosi per fattorini; dopo aver legato ed imbavagliato e malmenato le due donne alla presenza della moglie e la loro governante… portano via da casa denaro, gioielli e il disco d’oro di Bongusto… valore diverse centinaia di milioni. Fred Bongusto con il suo bel canto, ha incantato e fatto innamorare… così tra la notte il 7 e l’8 novembre alle 3.30, vola tra gli Angeli. L’Italia e il mondo della musica, lo ricorda definito crooner melodico… il Frank Sinatra all’italiana.

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FATTI E MIRACOLI, DI… SAN GERARDO CHE HA OPERATO A LACEDONIA.

Nella foto di Candido Quatrale, i fuochi in onore del Santo

Gerardo nacque (anche lui) a Muro Lucano il 6 aprile 1726 da Domenico Maiella e Benedetta Galella. Secondo la tradizione il venerdì digiunava a modo suo. Mentre era ancora in fascia, rifiutava il latte materno. Le sorelle Brigida e Anna, attestano che l’unico suo divertimento era fare altarini. Teneva in casa, dentro una stanza, una tavola grande, tante figurine, ed in mezzo ad esse l’immagine di San Michele.

La povertà era l’unica cosa che non mancava mai nella sua casa. Gerardo spesso rifiutava la sua fettina di pane con la scusa. “Non ho fame, ho già mangiato”. Spesso si rifugiava nella Cappella della Vergine a Capodigiano (PZ). Ed ecco un giorno gli compare dinanzi, senza sapere da dove fosse sbucato, un fanciullo ricciuto, carino, gentile, il quale gli offre una pagnottella ancora calda e se ne vá. Gerardo crede di sognare: ma stringe nella destra proprio una pagnottella vera, calda e profumata! Sente l’acquolina in bocca ma pensa alla sua famiglia. Chi te l’ha data?- gli domanda la mamma. –Un ragazzo rispose lui.

E allora perché non te la mangi? E Gerardo pronto, imperterrito: “Perché ho già mangiato e non ho piú fame!. Per settimane e settimane Gerardo continuó a recarsi a Copodigiano ad incontrarsi con il misterioso fanciullo (il quale altri non era che il Bambino Gesú). A otto anni Gerardo una mattina, in Chiesa, si accosto anche lui alla balaustra insieme ai fedeli per l’Eucarestia, ma il prete lo vide piccolo e lo rimandó a sedere.. Quel rifiuto lo ferí nel vivo del cuore; non sapeva farsene una ragione, piangeva prima in chiesa e poi davanti al suo altarino al cospetto dell’Arcangelo San Michele. E la notte seguente San Michele stesso, mentre tutti dormivano, si accostó a lui, gli posó sulla lingua un’Ostia bianca. Al mattino seguente, felice e trionfante confessava candidamente: “Ieri il prete mi ha rifiutato la comunione; questa notte l’Arcangelo San Michele me l’ha portata”.

Il 5 giugno 1740, ricevette la cresima dalle mani di Mons. Glaudio Albini, vescovo di Lacedonia (AV). Mons. Albini cercava un domestico; ne aveva avuti tanti, ma nessuno aveva resistito. Non si sa se per scherzo e sul serio, qualcuno gli parlò di Gerardo Maiella il quale accettò impegnandosi a recarsi da lui a Lacedonia; forse non sapeva cosa l’aspettava. Gerardo sempre sereno e sorridente, anche quando per una malaugurata distrazione si lascia sfuggire di mano la chiave. E facile immaginare cosa sarebbe accaduto, quando la cosa fosse giunta all’orecchio di Monsignore. Gerardo non si preoccupavo più di tanto. Ad un tratto lascia in asso le comari che hanno fatto circolo intorno al pozzo e sfrecciava via come un razzo.

Rieccolo poco dopo con una statuetta di Gesù Bambino; la lega alla corda e dicendo: “O Gesù, tu solo puoi levarmi d’impiccio”, cala quindi la statuetta nel pozzo. Poi comincia a tirare ed ecco la statuina riemergere su grondante d’acqua…Le donne si spingono, si protendono: Gesù Bambino alla manina destra tiene appesa la chiave! Come non gridare al miracolo? Il pozzo diventa meta di curiosità e di pellegrinaggi e viene battezzato il pozzo di “Gerardiello”. Presso Mons. Albini Gerardo impiegò tre anni di servizio, felice di essere impegnato e vilipeso per il carattere poco dolce del suo pastore. Alla sua morte, la sera del 25 giugno 1744 a S. Andrea di Conza (AV), lo pianse sinceramente forse lui soltanto per aver perduto il miglior amico.

Quando era ancora al suo paese, Gerardo trascorreva più ore in chiesa che in bottega, una volta proprio dal Tabernacolo uscì una voce misteriosa di dolce rimprovero: “Pazzarello” . E Gerardo spontaneo: “Più pazzo siete Voi, Signore, che per amore ve ne state prigioniero nel Tabernacolo”. Al termine di una Missione, Gerardo si presentò a P. Paolo Cafaro pregandolo di portarlo con i missionari. Il giorno in cui questi partirono da Muro, Gerardo si trovava in camera sua, chiuso a chiave; la madre lo teneva d’occhio! Ma egli si calò dalla finestra per mezzo di un lenzuolo e corse dietro ai Missionari dopo aver lasciato il noto biglietto: “Vado a farmi santo”.

Quando si spargeva voce che Gerardo era a Lacedonia confluivano in casa Cappuccio (dove alloggiava) ecclesiastici e amici per ascoltarne le sue parole e per esporgli i lori casi personali. Egli rimaneva a colloquio con i sacerdoti o si recava in visita al vescovo D’Amato che aveva fortemente voluto la presenza di Gerardo a Lacedonia. Gerardo era sempre con i sacerdoti tra i primi ad ascoltare, cantare, a servir messa.La fama di santità di Gerardo raggiunse vari paesi e l’episcopio di Melfi (PZ); dove Mons. Teodoro Basta voleva conoscere il santo fratello. Gerardo arrivò lì inatteso e vi rimase per più giorni, trattenuto da Mon. Baste che rimase estasiato dalla conversazione con lui. Chiamato però a Lacedonia, Gerardo dovette partire non importava che il tempo fosse piovoso, la nebbia fitta e l’ora tardi.

Da Melfi partì alla volta della valle dell’Ofanto, verso Lacedonia.

Ma sulle rive del fiume un’insidia lo attendeva: all’improvviso appare un’ombra, il cavallo sobbalza, e si sente uno sghignazzare frenetico e una voce dell’abbisso che grida: “Ora non puoi più niente. Sei nelle mie mani”. “Ah, sei tu, bestia d’inferno! Nel nome della Trinità ti ordino di prendere le briglie e guidarmi fino a Lacedonia. Ruggendo e digrignado, il demonio trascina tra selve e impervi sentieri il suo domatore fino all’ingresso del paese, dove sorte una cappella dedicata alla Santissima Trinità. Gerardo concedo’ lo strano compagno di viaggio e si diresse alla casa Cappucci, dove arrivò a notte fonda. Davanti al fuoco, ancora tutto bagnato ed infangata, fu costretto – per obbedienza – a raccontare il viaggio fatto non con un angelo ma con un demonio. Nella primavera del 1753 lo troviamo a Corato, in Puglia. S’imbatte in un contadino che piange disperatamente; si ferma, gli domanda che cos’ha. Il poveraccio è disperato i topi gli stanno devastando il raccolto. Gerardo ha compassione di lui; i poveri gli toccano il cuore: cosa sono la povertà, la miseria, la fame, lui lo sa! Guarda il campo, alza la mano nel segno della croce e riprende il cammino, mentre i topi cominciano ad apparire quà e là con le zampe all’aria, fulminati. Il campagnolo si mise a gridare: “Il Santo, il Santo!”.

Ma Gerardo si allontana in fretta. Un giorno Gerardo si reca a piedi con i studenti a Monte Sant’Angelo, davanti a San Michele stanchi ma felici. Per Gerardo è un incontro con un caro amico. Ricorda la sua prima comunione, e va in estasi. Sulla via del ritorno si fermano per dissetarsi a un pozzo di campagna. In Puglia l’acqua vale oro. Il contadino ha nascosto secchio e catene, e senza scrupoli, allontana i pellegrini assetati. ”Se tu neghi l’acqua al prossimo, il pozzo la negherà a te”, ammonisce Gerardo e si allontana. Il pozzo secca a vista d’occhio. “per carità, tornate; attingerò io stesso l’acqua per voi”, implora il contadino. L’acqua ritorna e il contadino disseta uomini e bestie. Poi Gerardo l’esorta: “Fratello, sii buono e generoso, se vuoi che Dio lo sia con te!”.

Ho raccontato alcuni miracoli di Gerardo, alcune volte Gerardo fu perseguitato da ingiustizie e calunnie, si hanno alcune testimonianze di una certa Nerea Caggiano, figlia di un magistrato lacedoniese, e don Benigno Benincasa scrivono a S. Alfonso. La prima però resta tormentata dai rimorsi per aver calunniato un santo, il secondo confuso per la sua imprudenza. Il fondatore chiese scusa all’umile fratello: “Gerardo perché non hai parlato?”. Padre mio, come avrei potuto farlo?

La regola non ammette che ci scusiamo davanti ai Superiori”. S. Alfonso, comprese che stava trattando con un eccezionale eroe di Santità. Nel mese di giugno 1754 il santo viene inviato a Materdomini, vi morí il 16 ottobre 1755. Nelle testimonianze lacedoniese è del tutto assente del fatto accaduto alla figlia del magistrato, che in sede di processo dovette pesare moltissimo.