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SILICI DI NOSTRA DONNA

Lacedonia strada contrada per Silici (foto Nicola Quatrale)

Terreno, di tomoli 1 e misure 23, posseduto in enfiteusi
perpetua da don Vito Papaleo per l’anno canone di carlini 2.
Confina con: strada delle Silici;
Fiumara.

FEUDO ANGIOINO

Dopo la morte dell’ultimo Svevo, Carlo d’Angio, il 28 ottobre 1268. si impossessa definitivamente del Regno di Napoli e di Sicilia. Già il 17 febbraio dell’anno precedente “il re permette al vescovo laeedoniese di recarsi a Roma conducendo per suo servizio 10 vetture” (22), Re Carlo convola in seconde nozze a Trani con Margherita, nipote del duca di Borgogna Ugo IV La preoccupazione maggiore del Re é quella di sottomettere la città di Lucera, dove erano rifugiati i seguaci di Corrandino detti “proditores”. Dopo poco più di un mese dal matrimonio il 24 dicembre 1268, il Re si reca a Foggia per organizzare non solo un forte esercito ma anche tutto ciò che potesse servire per raggiungere la meta. Impone ad ogni Università l’obbligo di inviare un numero di soldati in proporzione della popolazione esistente. “Volendo il Re combattere e sterminare i Saraceni di Lucera, ordina ai giustizieri delle Provincie di radunare l’esercito a questo mode: i Conti, Baroni e feudatari della Provincia con armi e Cavalli; degli altri uomini delle città non soggetti al servizio feudale, si presenti uno per ciascun focolare che sia il migliore a combattere. Portino le armi: in mancanza gl’istrumenti della loro industria, o almeno falci, picconi, vanghe ed altro, per fare opere a danno degl’inimici, si provvegga ognuno di Vettovaglie” (25). Chiede anche il “fodro”, le vettovaglie cioè  che ogni Università deve inviare (24). Infatti, quando la Corte si trasferisce a Lagopesole, Lacedonia invia ogni giorno 100 pani, 2 some di Vino, 1 soma di orzo, un castrato ed un porco, per tutto il tempo che il Re e la sua Corte risiedono a Melfi si ordina, con documento del mese di giugno 1274 di inviare  quotidianamente 50 pani, 3 some di orzo, 2 arieti, 6 galline, 4 pecore e 1 giovenco. Alla vicina Rocchetta si chiedono 25 pani, 2 some di orzo, 1 ariete, 5 galline e 20 pecore. Ai suoi più fedeli soldati re Carlo, dope aver conquistato tutto il Regno di Napoli, dona, quale ricompensa per la loro fedeltà, alcune terre… “cum hominibus vaxallis possessionibus vincis, terris cultis et incultis etc (darnus donamus) ” (25), Lacedonia con Monteverde e Rocchetta, già di Roberto di Gualterio e poi restituita alla Curia, (26) viene infeudata con privilegio del 4 maggio 1278 a Giovanni Gagliardo, milite e familiare, e a sua moglie Altrude de Dragone, signora di Armatera e Rapone, sposatisi presso Foggia (nel palazzo di Pontano o in quello di San Lorenzo) nell’estate del 1269 o nell’autunno del 1271 (certamente non prima del 20 marzo del 1269, in quanto risulta, in questa data, ancora nubile), alla presenza del Re e di Guglielmo Gagliarcli di Pies, fratello del rnarito (27). Queste terre, aventi un valore complessivo di 147 once d’oro, vengono date in cambio dei castelli di Montemiletto, Arrnatera, Viralba e Rapone. La sola Lacedonia conta, in questo anno, 150 fuochi e all’atto del passaggio viene Concessa per un valore di 55 once (28) Il 15 gennaio 1279 si ordina a Gerardino de Corneto di consegnare al Gagliardo un feudo in terra lacedoniese. Il 4 maggio 1281 Giovanni Gagliardo é già morto e la moglie Altrude, dovendosi recare in Francia, chiede ed ottiene che venga affidata la tutela della figlia Giovanna e del feudo al cognato Rinaldo. Giovanna muore però presto e senza eredi, come risulta da un diploma del 30 giugno 1306 dove si legge che “le 50 once di rendita concesse quondam Iohanni Galardo militi in Monte Viride, Laquedonia et Roccetta de Iustitiariatu Principatus ex obitu filio ipsius Iohannis sine liberis mortuo similiter ad nostra curiam devolute etc.” (29). Altrude si risposa con Adam de Ferriers, capitano del Patrimonio di S. Pietro, il quale viene invitato, il 28 aprile 1284. dal Re a tornare nel Regno per ricevere l’assicurazione dei vassalli della baronia di Monteverde, terra appartenente alla rnoglie. Anche Altrude muore (1306) e lascia erede il figlio di secondo letto Giovanni Feirrier Pare che essa si sia maritata per la terza volta con Giovanni Eppe. Lacedonia è una terra ricca di foreste e vi abbonda il ginestro tanto che il Re ordina spesso di tagliare legna  o raccogliere quella secca per la Corte nei boschi di Lacedonia, Monteverde e Rocchetla (50) (31).

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