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OGGI PARLANO DI ME

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Nino Bellinvia

Estro e passione, delicatezza e sensibilità sono le caratteristiche dell’autore, compositore, poeta, scrittore Michele Bortone, dotato di viva intelligenza, ingegno creativo ed eclettico. Nato a Lacedonia nella verde Irpinia, terra di tanti personaggi (basta ricordare Guido Dorso e Francesco De Sanctis) vive a Lugano (Svizzera) da oltre 50 anni. Rientra in Italia una volta l’anno per passare una decina di giorni al suo paese che porta sempre nel cuore.  Come tutti ricordano è balzato agli onori della cronaca per aver composto anni addietro in memoria della Principessa Diana, la canzone dal titolo “L’amore”, incisa da Manuela Barbaro. Sue sono anche tante altre canzoni e poesie di rara semplicità e purezza lirica come queste che seguono.

Fabrizio Frizzi

Stiamo parlando di te / del tuo sorriso, / del tuo animo buono / del tuo modo di fare. / ma tu non ci sei. / Stiamo parlando di te / del tuo amore per gli altri, / la tua forza nelle cose / il pensiero che hai avuto per noi / ed é poco dirti grazie. / Stiamo parlando di te / della tua arte / del tuo amore per Stella / la tua piccola Stella. / Stiamo parlando di te, / un pensiero per te. / Ma tu dove sei. /

Emigrò a Lugano nel 1968, iniziando la sua carriera nel 1980 incidendo il disco dal titolo “Pazzo Amore”.

Da quel momento le collaborazioni con noti artisti hanno portato Bortone a numerosi riconoscimenti e premi. In un’intervista, rilasciata alla televisione Svizzera, ha fra l’altro detto che odia isolarsi, ma che ama vivere tra la gente e vorrebbe che il mondo vivesse in pace. A Lugano ha creato, insieme a altri lacedoniesi, l’Associazione Culturale Lacedonia (della quale è stato presidente per cinque anni). Fra l’altro è l’ideatore del progetto del Premio Internazionale di poesia, narrativa, pittura e musica “Francesco De Sanctis” (ha curato e pubblicato le antologie  delle prime due edizioni) ed attuale presidente della “Associazione lacedoniesi e Campani nel Mondo”. È stato il direttore artistico del festival Internazionale della canzone “Ci incontriamo a Lugano”. Tra i suoi best seller (oltre quelli già citati), ricordiamo: “Fiori d’arancio” (con cui ha vinto il concorso letterario “Primavera Abruzzese”); “Ci incontriamo a Lugano” ( con testo e musica 1991  con cui partecipa alla compilation “Hitalo Hits” dividendo la realizzazione con brani di Little Tony, Carmelo Zappulla, Franco Mercia), “Dedicato a un’amica” (con cui ha vinto un concorso per parolieri e compositori e viene inserito nell’antologia “I contemporanei della Comunità Europea”), “Time” ( presentata dalla cantautrice Dianaerika Lettieri  all’Eurosongcontest di San Marino).

Cura, anche, le edizioni discografiche Safm Records. Sue poesie e suoi articoli sono inseriti anche in pagine web.

Dello stesso autore segnaliamo alcuni romanzi d’amore scritti con un linguaggio narrativo semplice, spontaneo, genuino, non privo di piacevole vena poetica e momenti di originale inventività.

La mia vita un film (pag. 146, 2018)

La storia è ambientata in un paesino campestre, dove è ancora vivo lo stile di vita del secondo Dopoguerra. «Anni (rileva Bortone) della nostra infanzia e adolescenza». Tra i protagonisti Michele, Antonio, Nicola, Francesco, Sonia e Marina. L’autore li ha ben tracciati: gente che mostra una tipica simpatia e accoglienza verso il forestiero. Michele rimane orfano di padre a solo cinque anni e oltre a doversi occupare di sè, deve prestare attenzione alla sorella appena nata, mentre la madre è indaffarata in campagna. La sua è un’infanzia difficile, sempre sulle difensive, che lo porta ad avere un determinato carattere, timido e introverso, un impervio terreno, bagaglio spigoloso e faticoso di conflitti con se stesso. Porta dentro di sé l’inconscio. Era ovvio che qualche ragazza, prima o poi, s’innamorasse perdutamente di lui. Michele non ha vita facile. Come racconta, a soli quattro anni rincorre le farfalle e si perde nella campagna. In un’intervista dice: «La mia vita è un film». Ragazzo monello, che ne ha fatte di tutte e di più, scorribande e marachelle, poi cancellate con un colpo di spugna. Sembra che dentro di sé dimori un mare calmo. Un amore ricambiato, con una ragazza di nome Paola, che sembra non finire mai. Purtroppo finisce in una notte d’estate, risvegliandosi da un sogno troppo bello e tornare alla dura realtà di tutti i giorni. La sua storia sembra proprio uscita da un film e il romanzo si lascia leggere piacevolmente. Possiamo dire che è una fiction biografica. E allora che… si vada in scena!

·Questo Il secondo libro: “La baita delle betulle rosse” (2015, Edizioni Safm Records, più volte ristampato).

La storia è ambientata in un villaggio campestre, collinare, con stili di vita tipici degli anni ’50 del secolo scorso, anni della nostra infanzia e adolescenza. I protagonisti (Claudio, Don Vincenzo, Antonio, Serena, la Signora Anderson) richiamano subito personaggi delle nostre terre, di paesini isolati, di frazioni di campagna.

I loro caratteri, ben delineati sia pure con rapidi tocchi, ci riconducono all’humus culturale in cui si sono formati: la diffidenza tipica dei nostri contadini verso il forestiero, a cui, però, una volta conosciutane la lealtà, vengono offerte amicizia, ospitalità spontanea, semplice, sincera, tipica della cultura “contadina” delle genti di montagna.

Ospitalità che si concretizza in “orecchiette fumanti”, buon vino, prosciutto, salsicce… aspirazioni e sogni gastronomici tipici degli anni del dopoguerra.

Ritroviamo paure, credenze, superstizioni presenti nell’inconscio collettivo della gente di montagna, che viveva isolata, senza contatti umani. Il soffio impetuoso del vento, il canto della civetta, considerato lugubre e sinistro, fantasmi veri o presunti che incutono timori, hanno influito negativamente, nel passato, sul carattere delle persone.

Ed ecco i ragazzini cresciuti troppo in fretta ma ancora spontanei e genuini e i giochi della nostra infanzia, col cerchio delle botti e la palla di “pezza” nelle strade polverose; personaggi come il prete, Don Vincenzo, il buon curato di campagna, che richiama figure più note come il Don Camillo di Guareschi e nei miei ricordi, autentici preti dei nostri paesi.

Privilegia, per la sua immediatezza, il discorso diretto.

La storia, frutto della fantasia di Bortone, si lascia leggere piacevolmente, rapidamente. E il finale è a sorpresa.

“La ragazza dagli occhi tristi” è il titolo di un altro suo romanzo d’amore.

La storia è ambientata in un paesino del salernitano, Bellosguardo, dove è ancora vivo lo stile di vita del secondo dopoguerra («Anni, dice Bortone, della nostra infanzia e adolescenza»).

Al cuore non sì può parlare. Innamorarsi è il cuore che ne paga le conseguenze. Spesso a tutto c’è una risposta, ma innamorarsi è come tornare bambini. A volte uno sguardo malizioso dice tutto; le parole d’amore rassicurano e gratificano, rendendo i due innamorati più complici. Tra i protagonisti: Franco, Laura, Sara, Anna, Giulia, Paolo, Andrea, Antonio e Giacomo.

Franco, un musicista e fotografo, segue una ragazza che lo porta a chiederle informazioni su di lei. La sua bellezza è dirompente e lei gli risponde: «La tua informazione sono io.»

Laura, questo il nome della ragazza, ha un’infanzia difficile, sempre sulle difensive, che la porta ad avere un determinato carattere: timido e introverso. Laura non ha vita facile, porta dentro di sé l’inconscio. L’amore travolgente e ricambiato con Franco, però, sembra non finire mai.

Orfana di entrambi i genitori, è sempre triste, tanto che per il suo comportamento le è dato il nomignolo: “La ragazza dagli occhi tristi.” Nomignolo dolce e romantico che le si adice. Nonostante le difficoltà Laura, per cause di forza maggiore, sceglie di andare a lavorare per guadagnarsi da vivere, diventando venditrice, acquisisce esperienze di vita nel mondo del lavoro, fino a spingerla a diventare proprietaria del negozio in cui lavora.

Complimenti per la sua attività all’autore Michele Bortone. Questa la sua email: mbortone83@gmail.com

Nella foto l’autore Michele Bortone e le copertina dei sui romanzi… l’ultima pubblicazione  “La mia vita è un film”

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